Westfalia e il Tianxia

Per definire il sinocentrismo faremo un passo indietro e torneremo ad un momento spartiacque nell’esperienza europea, la Pace di Westfalia nel 1648.

L’idea di ordine mondiale che domina la società internazionale di oggi è figlia dell’Europa del XVII secolo, quando i principi europei posero fine alla guerra dei trent’anni con il trattato di Westfalia (1648).  Il mondo westfaliano ha una serie di caratteristiche: è, almeno formalmente, anarchico, nel senso che non esiste una gerarchia formale ma gli Stati sono paritari, e la loro sovranità si estende su un territorio con dei confini su cui essi hanno il controllo. Gli Stati sono in competizione tra di loro, stringono alleanze per ottenere benefici economici e militari. Compito minimo dello Stato è sopravvivere, al massimo esercitare il loro potere sugli altri Stati. Uno Stato può essere conquistato, cancellato dalle mappe, creato o esteso: il destino di ogni entità politica è deciso dalle sue capacità, e il picco delle abilità di ogni Stato sarà la creazione delle colonie, simbolo per eccellenza del potere. L’esperienza cinese non poteva essere più lontana da quella occidentale: storicamente i leader cinesi vedevano la Cina come un’entità culturale o una sfera culturale, non un ente che occupava un’area geografica specifica. A questa concezione del mondo, che ha accompagnato i leader cinesi dalla fondazione dell’Impero nel 221 A.C., gli studiosi hanno dato il nome di sinocentrismo. In questa visione l’Impero era trattato come una figura di dimensioni cosmiche, il perno del rapporto tra l’umano e il divino la cui influenza non era limitata ai territori sotto la sua giurisdizione. L’impero cinese era il centro di tutto ciò che è “sotto il cielo”, di cui la Cina costituiva la parte centrale e civilizzata, il modello a cui tutti gli altri dovevano aspirare. Al contrario del modello westfaliano, il modello sinocentrico è palesemente gerarchico, con la Cina pinnacolo della civiltà da cui gli altri Stati cercavano di apprendere l’arte del governo, senza però arrivare al livello del loro maestro. Lo stato di soggezione degli Stati si esplicava nel kowtow, l’atto di inginocchiarsi richiesto alle delegazioni in visita, e nell’assenza di un Ministero degli Esteri. I rapporti con gli stranieri erano gestiti dall’Ufficio dei Riti, che curavano i rapporti con gli Stati tributari, e con l’Ufficio degli Affari di Confine, che gestiva i rapporti con le tribù nomadi. Nei loro rapporti con l’estero i cinesi preferivano l’uso della diplomazia e la loro influenza alla forza militare, e alternavano poche ma efficaci batoste militari al memento dei vantaggi che l’essere alleato dell’Impero cinese comportava. Durante gli incontri con le delegazioni tributarie i cinesi ricevevano doni che ricambiavano con doni ancora più ricchi e lussuosi, rimarcando la loro superiorità materiale e culturale. 

Paradossalmente, gli unici popoli che ottennero qualcosa di simile allo status di pari furono i popoli conquistatori, i mongoli nel XIII secolo e i mancesi nel XVII, i quali furono assimilati dalla società militarmente sconfitta al punto tale che i loro territori di origine furono trattati come  territori tradizionalmente cinesi. 

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