La COP 27 tenutasi a Sharm El Sheik ha riportato l’attenzione del mondo sulla crisi climatica e la necessità di proteggere la biodiversità. Il nocciolo della questione è come effettuare la transizione verso fonti energetiche pulite senza sacrificare il benessere economico di chi lo e la scalata ad esso di chi lo vuole raggiungere.

La posizione cinese
Il primo anno del suo primo mandato il Presidente Xi Jinping dichiarò che “i cittadini cinesi sono coscritti nella battaglia contro l’inquinamento”. Nel 2014 è stata promulgata la nuova legislazione per la protezione ambientale, legislazione che permette alle ONG di portare i colpevoli dell’inquinamento direttamente nelle aule di tribunale.
A settembre 2020 il presidente Xi annunciò alle Nazioni Unite il 3060 Target, il piano per raggiungere il picco di emissioni carbonifere prima del 2030 e l’impatto zero entro il 2060. Il Target 3060 è uno degli obiettivi del quattordicesimo piano quinquennale promulgato a marzo 2021 che ha tra i suoi punti programmatici la riduzione del consumo energetico e la ricerca di una maggiore efficienza energetica, la riduzione dei combustibili fossili a favore di un incremento delle energie rinnovabili, investimenti nel settore di ricerca e sviluppo, l’aggiustamento della struttura produttiva e piani di finanziamento per permettere alla produzione di effettuare la transizione verso l’uso di energie rinnovabili e un uso migliore delle risorse disponibili. La parte del leone è affidata all’energia nucleare, che oggi conta 53 reattori attivi che hanno la capacità di 54,65 GW e si prospetta saliranno a 120GW entro il 2030.
Il 24 febbraio 2021 il Ministero dell’Economia e Finanza, la Bank of China, la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme e altri cinque ministeri hanno pubblicato la “Notice of Guidance on Intensifying Financial Support to Promote the Health Development of Wind Power and Solar Power Generation Industries”, un documento che illustra tutte le opzioni di finanziamento disponibili alle industrie che vogliono operare nel settore delle energie rinnovabili e i progetti futuri, tra cui la possibile creazione di un fondo nazionale e la promozione dei servizi finanziari e dei servizi nel settore dell’energia pulita.
Ecco un po’ di numeri per farsi un’idea della rilevanza delle fonti rinnovabili: nel 2021 costituivano il 44.8% della capacità di produzione energetica, ovvero 1063 GW. Di questo 44,8% l’energia idroelettrica vale il 16,5% della capacità, l’energia eolica il 13,8%, l’energia solare il 12,9% e le biomasse il rimanente 1,6%. Questa percentuale è destinata a crescere: nelle regioni desertiche della Mongolia interna, dello Xinjiang, Shaanxi, Gamgsu e Ninxia saranno costruite centrali solari ed eoliche con una capacità energetica di 220 GW entro il 2025 a cui saranno aggiunti altri 225 GW entro il 2030.
Il quadro legislativo
Negli ultimi anni Pechino ha completato una serie di legislazioni a favore della protezione dell’ambiente, spostando il focus sulla supervisione e la gestione della protezione giorno dopo giorno. Le industrie devono rispettare i criteri della supervisione ambientale e delle ispezioni che sono illustrati nei documenti della Environmental Impact Assessment agency (EIA), l’agenzia che valuta l’impatto ambientale delle iniziative economiche, il sistema di gestione di rifiuti inquinanti, sottomettere alla EIA rapporti trimestrali e annuali e rispettare le “Three Simultaneities”. Il concetto delle Three Simultaneities risale ai tardi anni ’70, quando la Cina cominciava il suo periodo di riforme e aperture e lo scopo era prevenire la comparsa di ulteriori fonti di inquinamento, ma le riforme e i regolamenti necessari sono arrivati in tempi più recenti. L’articolo 41 della Environmental protection Law recita che gli impianti di prevenzione e controllo dell’inquinamento devono essere concepiti, costruiti e utilizzati fin dalla consegna del progetto.
Il Codice Civile della Repubblica Popolare, che è entrato in vigore il 1 gennaio 2021, integra nove leggi diverse, tra cui i principi generali del codice civile, la legge sui contratti e le responsabilità civile, per stabilire il “Green Principle”, un principio fondamentale del codice che definisce la passibilità di responsabilità civile per danni ecologici e inquinamento, gettando le basi legali per i contenziosi di pubblico interesse. Si può quindi fare causa per inquinamento e, una volta arrivati al processo, l’onere della prova spetta all’accusato, che deve dimostrare che l’inquinamento non sia riconducibile ad un suo illecito. Se ritenuti colpevoli, gli imputati devono sobbarcarsi il costo delle compensazioni e del processo di riqualificazione. L’emendamento XI della legge penale della PRC entrato in vigore il 1 marzo 2021 ha aumentato la pena per il reato di inquinamento e danno ambientale e per la distruzione della flora e della fauna.
Il White Paper “Biodiversity Conservation in China”, pubblicato dopo la COP 2015 tenutasi a Kunming, eleva la conservazione della biodiversità a strategia nazionale e crea una rete di sistemi di protezione che sono la banca dei geni,la protezione in loco ed esterna al sito. e il sistema legale: la Corte Suprema del Popolo ha accettato i casi inerenti la protezione della biodiversità tra quelli di sua competenza, costituendo una base ulteriore a quella stabilita dal Green Principle per i contenziosi di pubblico interesse.

E il carbone?
Nonostante gli obiettivi ambiziosi e i passi avanti fatti finora, la Repubblica Popolare Cinese continua a dipendere dai combustibili fossili, i quali rappresentano il 56% dell’energia consumata. Il consumo di carbone nel 2021 è stato di 220 milioni di tonnellate e ad aprile si stimava che sarebbero saliti a 300 milioni di tonnellate entro il 2022. A febbraio di quest’anno il governo ha approvato la costruzione di nuove centrali a carbone nel Paese , anche se a settembre il Presidente Xi ha preso l’impegno di fronte alle Nazioni Unite di non costruire più centrali a carbone all’estero. Questa ambivalenza è figlia di necessità politiche contrastanti: se da un lato è imperativo promuovere la salvaguardia della biodiversità per cercare di evitare una catastrofe ambientale e sanitaria, dall’altro l’economia cinese rimane affamata di energia per sostenere la sua crescita e per ora il combustibile fossile rimane la fonte più affidabile, almeno finché non sarà rimpiazzato dal nucleare e dalle altre energie rinnovabili. È per questo che l’approccio cinese alla transizione energetica è così flessibile: mentre il governo centrale fissa regolamenti e supporta l’esecuzione di ispezioni e verifiche, sono le autorità locali a stabilire i dettagli pratici della transizione per adattare il processo alle necessità imminenti del territorio sotto la loro giurisdizione.

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